La Leishmaniosi: diffusione, sintomi e terapia
La Leishmaniosi è una malattia parassitaria causata da protozoi flagellati del genere Leishmania. La parassitosi si contrae esclusivamente attraverso la puntura di un vettore biologico invertebrato del genere Phlebotomus, insetto comunemente noto come Pappatacio. Il momento della giornata di maggior attività del vettore è dal crepuscolo fino a notte fonda, e il raggio di azione è di poche centinaia di metri (100 m-150 m).
Il serbatoio principale è il cane, ma altre specie stanno assumendo un’importanza crescente: il gatto tra gli animali domestici e la volpe tra i selvatici. Per quanto riguarda la popolazione canina, la zona del bacino del Mediterraneo è considerata endemica: il centro-sud Italia, le regioni Liguria, Toscana, Marche e litorale della Romagna sono zone fortemente enzootiche; il nord è zona di estensione enzootica (dove la Leishmaniosi si sta diffondendo), con un aumento di focolai di casi autoctoni. Nel cane le principali manifestazioni cliniche della Leishmaniosi comprendono sintomi generali (linfoadenomegalia generalizzata, perdita di peso, letargia, vomito, diarrea, pallore delle mucose, epistassi), sintomi cutanei (dermatite esfoliativa con o senza alopecia, dermatite papulosa, onicogrifosi) e sintomi oculari (blefarite, cheratocongiuntivite, uveite).
Diagnosi e terapia
La diagnosi si effettua inizialmente con un esame sierologico ambulatoriale dal proprio veterinario, che fornisce una risposta qualitativa (se il soggetto testato è venuto a contatto con il patogeno); in caso di positività, si effettua un esame sierologico quantitativo realizzato dal laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico del territorio, che ha il compito di segnalare il caso di malattia alle Autorità Sanitarie competenti. La terapia consiste nell’uso di farmaci che inibiscono la sopravvivenza e la replicazione del patogeno all’interno dell’ospite; tuttavia il decorso, nonché la cura, sono lunghi e non sempre risolutivi. La prevenzione è fondamentale, e si attua in tre passaggi: il ricovero notturno dei cani in ambienti dotati di zanzariera per impedire il contatto con il vettore, l’utilizzo di prodotti repellenti topici a lento rilascio (spot–on o collari antiparassitari) e la vaccinazione annuale, che riduce la progressione della malattia e la probabilità di sviluppare segni clinici.