Sterilizzazione della gatta
Il gatto è una delle specie domestiche più prolifiche: la femmina può partorire fino a tre volte nell’arco dello stesso anno. La gatta si definisce poliestrale stagionale, cioè manifesta il calore più volte durante la stagione degli accoppiamenti (nella nostra zona climatica da fine gennaio a ottobre). Generalmente le femmine raggiungono la pubertà (l’età del primo calore) tra i 6 e i 9 mesi, con variabilità a seconda del soggetto, del peso e della razza. Il picco dei calori si raggiunge nei mesi tardo primaverili ed estivi. Se non avviene l’accoppiamento con il maschio, la gatta andrà in calore ogni due settimane in modo continuativo; al contrario, avverrà l’ovulazione con la possibilità di avere una gravidanza della durata di circa 62 giorni. In media il numero dei gattini è di quattro ad ogni parto. Nelle gatte a vita libera può manifestarsi un fenomeno noto come superfecondazione: possono accoppiarsi con più maschi e avere gattini da padri di versi nella stessa gravidanza.
L’intervento di sterilizzazione è fondamentale per prevenire fenomeni di randagismo, parti indesiderati e tutti gli atteggiamenti tipici che accompagnano il momento del calore. Allo stesso tempo è importante per ridurre l’insorgenza di tumori dell’apparato riproduttore, di infezioni dell’apparato genitale, e la trasmissione di malattie virali come FIV e FeLV.
Si interviene circa dai 7 mesi di età praticando una breccia operatoria a livello addominale, di pochi centimetri di lunghezza, e asportando ovaie e utero insieme (ovarioisterectomia) o ovaie solamente (ovariectomia) a seconda della situazione. L’intervento richiede un’anestesia generale ma la ripresa è generalmente rapida. Dopo l’intervento è importante impedire che l’animale si lecchi la ferita fino a guarigione (che avviene in circa due settimane), utilizzando il collare di Elisabetta o il body post–operatorio. Una volta eseguito l’intervento, si consiglia di passare ad un alimento per gatti sterilizzati per contrastare la tendenza all’aumento di peso.