Alla scoperta dei rosati
A lungo i vini rosati hanno rappresentato una tipologia poco considerata nell’immaginario collettivo, anzi, un vino ambiguo da guardare con sufficienza se non con sospetto.
Ma i pregiudizi che vedono il rosato quasi come vino di serie B, frutto di una mescolanza tra vino bianco e vino rosso (in realtà vietata per i vini non Spumanti), sono ormai caduti. Cambiati i costumi e i consumi, allargata la conoscenza enoica, l’immagine è mutata di pari passo con la qualità media dei vini e finalmente si sta iniziando a dare a questa tipologia la corretta collocazione.
Nel vino rosato ritroviamo un’ampia scala di colori che dipende dal tipo di vitigno impiegato e dai tempi di contatto tra mosto e bucce. Si va dal rosa tenue, che ricorda i petali di rosa e i fiori di pesco, al cerasuolo, che richiama le tonalità di alcune varietà di ciliegia, dal chiaretto, più rosso che rosa, al buccia di cipolla, con riflessi tra il ramato e l’aranciato, per arrivare al rosa antico e al rosa corallo.
Il Rosato in Puglia
In Italia i rosati sono indissolubilmente legati alla Puglia ed è anzi probabile che il vino rosato moderno nasca proprio qui. È il Salento, con le province di Lecce, Brindisi e Taranto a farla da padrone. Qui la tradizione del rosato come vino da tutti i giorni trova un connubio fortissimo con il vitigno negroamaro, affiancato dalla malvasia nera e da altre uve locali.
Ma in tutto il sud Italia i rosati hanno una solida base produttiva. Dalla Calabria del Cirò, alla Campania con i vini a base aglianico e piedirosso, alla Sicilia dell’Etna (con i vitigni nerello cappuccio e nerello mascalese). Altra enclave di grande importanza è quella abruzzese con il Cerasuolo d’Abruzzo, strutturato e ricco di carattere, nato come vino dei contadini.
I rosati del Garda
Salendo di latitudine giungiamo ai sapidi rosati del Garda, chiamati Chiaretto. Sulla riva orientale c’è il Bardolino Chiaretto, su quella occidentale il Garda Classico Chiaretto. Il primo, veronese, si produce con le stesse uve dell’Amarone, corvina e rondinella, mentre il secondo, bresciano, con il vitigno groppello.
I rosati in Alto Adige
La tradizione “rosa” settentrionale continua in Alto Adige con il Lagrein Kretzer, tipicamente fresco di acidità, che prende nome dal “kretze”, un cestone di vimini con cui i contadini sgrondavano l’uva pigiata per ottenere un vino rosato.